Il conflitto sindacale ancora in corso a Cananea, presso il sito minerario di proprietà del Grupo Mexico, dopo il licenziamento di tutti i 1.200 lavoratori e l''impiego massiccio di forze di polizia e di militari armati può tradursi in un bagno di sangue e in un ulteriore discredito della reputazione del Governo messicano, in materia di violazione dei diritti umani e sindacali. il Grupo México e il Governo Calderón hanno abbandonato la via negoziale per vincere la resistenza dei lavoratori e distruggere il SNTMMSRM, il sindacato mineros e dei metalmeccanici affiliato alla FISM. Questa scelta conferma che in Messico è impossibile, nella pratica, formare un sindacato autentico e indipendente, che non esiste una magistratura del lavoro imparziale.
In questo delicato momento è importante la solidarietà internazionale e la pressione internazionale nei confronti del Governo messicano, affinché siano allontanate le truppe in assetto di guerra da Cananea e sia favorito il negoziato per una soluzione pacifica del conflitto sindacale.
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Lo sciopero dei minatori di Cananea, in pieno centenario da quello che deflagrò nella rivoluzione messicana di Emiliano Zapata e Pancho Villa, è iniziato il 30 luglio del 2007, contro le violazioni al contratto collettivo di lavoro dell'impresa Minera México e per l'adozione di misure di tutela per la salute e sicurezza dei lavoratori.
Lo sciopero, la cui durata ha superato i due anni e mezzo, ha coinvolto 1.200 lavoratori (e le loro famiglie). Nei giorni scorsi, dopo il pronunciamento contro la legittimità dello sciopero da parte della magistratura del lavoro, tutti i 1.200 minatori sono stati licenziati. Cananea rappresenta il 12 per cento del totale dell'estrazione mineraria e il 43 per cento dell'industria estrattiva del rame in Messico. Gli interessi a sfruttare questi giacimenti sono, ovviamente, enormi in una fase di alti prezzi delle materie prime. Le miniere di Cananea sono oggi di proprietà del "Grupo México", impresa multinazionale dell’oligarca, plurimilionario, Germán Feliciano Larrea Mota Velasco, che ne ha acquisito il controllo quando lo Stato - per zelo ideologico al liberismo dominante - ha deciso di svenderle.
Nonostante il "Grupo México" si sia distinto per i livelli di sfruttamento dei propri dipendenti e per il non rispetto dei diritti elementari di sicurezza sul lavoro (a Pasta de Concho nel febbraio 2006 morirono 65 minatori a causa della decisione aziendale di disinvestire nelle opere di prevenzione), ha potuto contare con l'assoluta protezione dei Governi di Fox e Calderón.
Così come nel 1906 il generale Porfirio Díaz appoggiò la "Cananea Consolidated Copper Co." contro i minatori messicani, un secolo più tardi Felipe Calderón sta facendo lo stesso, al servizio incondizionato del Grupo México. Purtroppo poche cose sono cambiate da allora. O più correttamente, va riconosciuto che in Messico - come altrove - le conquiste di libertà e riscatto sociale, costate ai nonni e ai padri licenziamenti, carcere e, spesso, il sacrificio della vita, sono a rischio. Il diritto ad associarsi in sindacati, il diritto di sciopero e di contrattazione collettiva, i salari decenti e la giornata di otto ore (o 7) di lavoro sono seriamente in pericolo.
Nella vertenza di Cananea il Grupo México e il Governo Calderón hanno abbandonato, da subito, la via privilegiata della negoziazione. Con il passare dei mesi è stato a tutti evidente che hanno unito gli sforzi, le risorse e le influenze politiche per vincere la resistenza dei lavoratori e distruggere il SNTMMSRM, il sindacato mineros e dei metalmeccanici affiliato alla FISM.
La lotta contro questo sindacato si è trasformata in una ragione di Stato. E' questa la ragione per cui il Governo messicano è, oggi, rappresentato come uno dei regimi più repressivi in materia di lavoro. Con le sue azioni conferma che in Messico è impossibile, nella pratica, formare un sindacato autentico e indipendente, che non esiste una magistratura del lavoro imparziale e che la contrattazione collettiva a protezione delle imprese è la norma comune. Con la pretesa di consolidare questi vizi propri di sistemi autoritari e illiberali, il Governo sta promuovendo in Senato un progetto di riforma del lavoro.
Il conflitto sindacale di Cananea poteva (e può ancora) essere risolto attraverso la concertazione e la legalità. Radicalizzarlo mediante l'intervento armato di esercito e polizia costituisce un attentato allo stato di diritto e alla democrazia, una violenza gratuita nei confronti di uomini e donne che vivono del loro lavoro, come le famiglie dei minatori di Cananea, che continuano a dare un esempio di dignità e di integrità morale, in nome della giustizia e del rispetto umano. Valori questi che per loro non hanno un "prezzo".
Per queste ragioni il conflitto di Cananea è motivo di pronunciamenti e campagne di solidarietà in molti paesi, così come di denunce sindacali di fronte all'OIL. Le federazioni internazionali dei metalmeccanici e dei chimici hanno lanciato un appello ai sindacati affiliati - prontamente raccolto dalla FIM-CISL - a fare pressioni nei confronti degli ambasciatori messicani presenti nei vari paesi e dei propri Governi affinché sia impedito l'intervento militare contro gli scioperanti che presidiano le miniere di Cananea e si ricerchi una soluzione pacifica del conflitto.
La confederazione sindacale americana AFL-CIO ha chiesto all'amministrazione Obama e ai leader del Congresso, di bloccare l'azione del Governo messicano contro il sindacato indipendente, nel rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori (tra cui il diritto di sciopero e contrattazione collettiva) sanciti dal trattato di libero scambio firmato da Canada, Messico e Usa.
Gianni Alioti, Ufficio Internazionale FIM-CISL
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