PREVIDENZA COMPLEMENTARE E COMETA: QUALE FUTURO?
I tecnici stimano che chi andrà in pensione dopo il 2013 con il sistema misto (meno di 18 anni di contributi alla data del 1995) subirà una riduzione della pensione pubblica che oscilla dal 6,38% all’8,41%.
Un 25enne appena entrato nel mondo del lavoro, potrà andare in pensione a 62 anni (se non 67 come è già allo studio), con una copertura pensionistica del, circa, il 48%, avendo la quasi matematica certezza di andare in pensione molto più tardi dei suoi genitori e con una pensione molto più bassa di chi lo ha preceduto.
Per dare una ulteriore copertura pensionistica il Contratto Collettivo dei Metalmeccanici istituì nel 1997 un Fondo Pensione Complementare ad adesione volontaria denominato COMETA.
COMETA è:
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un fondo contrattuale chiuso, cioè un fondo in cui si possono iscrivere solo i lavoratori metalmeccanici,
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è a capitalizzazione individuale,
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è a contribuzione definita,
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è un fondo comune d’investimento,
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è una forma d’investimento azionario, monetario o obbligazionario,
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è una assicurazione privata con scopo previdenziale,
COMETA:
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gode di contributi da parte dell’azienda,
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ogni singolo lavoratore che aderisce versa una quota e parte o tutto il TFR,
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gli aderenti hanno esenzioni fiscali sui versamenti deducibili direttamente dall’imponibile.
COMETA nasce con una caratteristica e uno scopo ben preciso: quello di investire soldi comuni, per realizzare pensioni aggiuntive per i singoli aderenti.
In attuazione alla Legge n. 243 del 23 Agosto 2004 in materia pensionistica e di previdenza complementare, il Governo ha adottato il Decreto Legislativo 5 Dicembre 2005, n. 252 recante la disciplina delle forme pensionistiche complementari e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha emanato la Direttiva 28 Aprile 2006 che fanno chiarezza sia sull’applicazione del TFR e del suo relativo utilizzo nelle forme pensionistiche complementari, sia delle funzioni e dei compiti assegnati al COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione).
Le direttive, redatte sulla base delle linee generali di indirizzo formulate dal Ministero del Lavoro e dal Ministero dell’Economia, forniscono le indicazioni necessarie a procedere al recepimento delle nuove disposizioni in vista del 1 Gennaio 2008 in cui entrerà in vigore il Decreto Legislativo la nuova disciplina delle forme di previdenza complementare.
Dal 1 Gennaio 2008 ogni lavoratore sarà chiamato a scegliere la destinazione del suo TFR futuro scegliendo tra diverse ipotesi:
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lasciarlo in azienda;
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metterlo in fondi pensione negoziali;
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utilizzarlo in fondi pensione aperti collettivi o individuali;
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utilizzarlo per contratti di assicurazione sulla vita.
La deliberazione del 28 Giugno 2006 da parte della COVIP emana alcune direttive che possono essere discutibili.
In riferimento al conferimento del TFR, il COVIP sancisce, come prevede l’attuale legge:
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l’obbligo in campo al datore di lavoro di fornire adeguata informativa sulle diverse scelte possibili, nonché sulla forma alla quale il TFR sarà destinato in assenza di manifestazione esplicita di volontà nei termini;
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i datori sono tenuti a fornire una prima adeguata informativa scritta sulle diverse scelte disponibili sia ai lavoratori già assunti sia per quelli assunti dopo il 1 Gennaio 2008;
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i datori di lavoro sono tenuti entro i trenta giorni prima della scadenza dei sei mesi utili al conferimento del TFR maturando, cioè entro il 1 Giugno 2008, di fornire a coloro che non abbiano ancora fatto nessun tipo di scelta un seconda adeguata informazione scritta.
Ma l’azione e la funzione del Sindacato dove è?
Perché tale legge non prevede un coinvolgimento diretto del Sindacato, rispetto a questa vicenda?
Chi controlla che in ogni luogo di lavoro tale normativa di legge venga in maniera trasparente rispettata?
Chi controlla l’equa applicazione della legge in quelle aziende dove il Sindacato non è presente?
Eppure il TFR è sempre salario dei lavoratori e l’azione di tutela e di rappresentanza non può essere negata da una legge dello stato perchè essa è anticostituzionale.
NOI CI DOBBIAMO OPPORRE!
Il COVIP, nel recepire la nuova normativa di legge del 2005 stabilisce con la sua Deliberazione del 28 Giugno 2006 i limiti agli investimenti e conflitti di interesse.
La COVIP evidenzia l’innovazione recata dall’articolo 6, comma 13, lettera c), del Decreto che, avendo a riferimento la previsione dell’articolo 18 della Direttiva 2003/41/CE, relativa alle attività e alla supervisione degli enti pensionistici aziendali o professionali, introduce un nuovo limite agli investimenti.
In base alla nuova previsione, “…… fondi aventi come destinatari i lavoratori di una determinata impresa non possono investire le proprie disponibilità in strumenti finanziari emessi dalla propria impresa, o, allorché l’impresa appartenga ad un gruppo, dalle imprese appartenenti al gruppo medesimo, in misura complessivamente superiore, rispettivamente, al cinque e al dieci per cento del patrimonio complessivo del fondo. I fondi sono chiamati, pertanto, ad adeguarsi anche al predetto limite….”.
Dal 1 Gennaio Cometa sarà chiamata ad investire ogni anno circa cinquecento milioni di Euro, senza contare il patrimonio accumulato negli anni che vanno dal 1999 al 2007 pari a circa 2 Miliardi di Euro.
Domanda cosa farà COMETA di tutti questi soldi?
Oggi ha distanza di quasi 10 anni dalla sua realizzazione a tutti noi si pongono domande che hanno bisogno di urgenti e chiare risposte.
Cosa è eticamente giusto e cosa non lo è?
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E’ eticamente giusto investire soldi dei lavoratori in azioni di aziende che producono armi, anche se queste garantiscono un alto ritorno di benefici per i soci COMETA?
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E’ eticamente giusto investire in aziende fuori dal territorio nazionale che garantiscono un alto ritorno di utili, ma che non generano occupazione nel territorio italiano?
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E’ eticamente giusto investire i soldi dei lavoratori in aziende che negano i diritti dei lavoratori?
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E’ eticamente giusto investire i fondi dei lavoratori in aziende che operano al di fuori del territorio nazionale, avere la certezza di un alto ritorno di profitti per i soci COMETA, ma correre il rischio di perdere il lavoro, perché tali aziende fanno la concorrenza a quella in cui si lavora?
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E’ eticamente giusto comprare azioni di aziende e non sedere nei consigli di amministrazione, che sono i luoghi in cui vengono, alla fine, prese le decisioni?
Domande a cui oggi, forse, il Sindacato e i lavoratori non sono attrezzati non solo a dare risposte, ma a fare delle scelte che potrebbero essere in contraddizione con l’azione stessa del Sindacato.
Un campo minato che ha bisogno di un confronto chiaro aperto e privo di pregiudizi sapendo che alla fine alcune decisioni dirimenti dovranno essere prese.
La questione è semplice: se reputo la mia azienda seria, economicamente solida, con buone prospettive di mercato, posso investire parte del mio salario indiretto nel finanziamento dell’azienda in cui lavoro?
Oggi per certi versi ciò avviene anche se non codificato da norme di legge chiare e specifiche:
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finanzio direttamente, come lavoratore, la mia azienda attraverso il TFR,
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finanzio indirettamente, come contribuente, la mia azienda con la GIG, la MOBILITA’ e gli altri Istituti,
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finanzio indirettamente la mia azienda, come cittadino attraverso le mie tasse che danno copertura a leggi di sostegno.
Oggi finanzio direttamente o indirettamente la mia azienda sapendo che l’unico beneficio di cui posso godere è il lavoro e il salario, che la stessa azienda mi fornisce, finché dura.
Molte cose potranno e dovranno cambiare anche in funzione della deliberazione del 28 Giugno 2006 emanata dalla COVIP per quello che riguarda la gestione delle risorse pensionistiche complementari. La COVIP dichiara: “….quanto previsto dall’articolo 6. comma 4-bis, del decreto n. 124/1993 non è più prescritto che nella scelta dei gestori finanziari debba essere effettuata dal consiglio di amministrazione individuato ai sensi dell’articolo 5, comma 1 terzo periodo, del decreto n. 124/1993. a far tempo dal 1 Gennaio 2008, pertanto, detta scelta potrà essere effettuata, sempre nel rispetto delle procedure previste, anche dal consiglio di amministrazione nominato in sede di atto costitutivo…”.
Cosa possiamo fare, rispetto alle novità?
INIZIAMO A DISCUTERNE IL PRIMA POSSIBILE!
Il Segretario Generale Territoriale della FIM CISL di TERNI
Celestino TASSO